Tel. +39 075 894 49 49

Uffici, negozi e settore produttivo: sul mercato pesano gli effetti della pandemia

Un calo sempre a doppia cifra: si potrebbe sintetizzare al limite così la fotografia del Rapporto Immobiliare 2021 sui volumi di compravendite delle unità a destinazione terziaria, commerciale e produttiva dell’Agenzia delle Entrate.

Lo studio, che indica chiaramente la pandemia e i suoi effetti sul mercato tra i principali responsabili delle performance negative dello scorso anno, fornisce un interessante spaccato sui segmenti di uffici, negozi e settore produttivo. Vediamolo più nel dettaglio.

Gli uffici

Dopo l’altalena degli anni precedenti, il 2020 segna inevitabilmente un nuovo calo, consistente e generalizzato, per quanto riguarda le compravendite degli uffici. Come facilmente intuibile, la principale causa della flessione, che si aggira sul –10,3%, è legata allo scoppio della pandemia.

A parte le Isole (-19,8%), che rappresentano però meno del 6% del mercato nazionale, la zona più colpita è stato il Nord Est (-13,9%), mentre il Centro ha resistito meglio allo shock (-3,8%). Il Nord Ovest, pur con volumi in calo del 9%, continua a detenere il “primato di mercato più dinamico (oltre un terzo rispetto al mercato nazionale).

A livello di singole regioni, le uniche eccezioni in controtendenza rispetto al ribasso generalizzato sono l’Umbria (+13,3%), il Lazio (+8,3%, con un numero di compravendite che si avvicina al 10% del totale nazionale) e la Puglia (+7,5%).

Negozi e retail

Il 2020 metta la parola fine a una fase di espansione che durava dal 2014. Per mercato immobiliare dei negozi il tasso aggregato nazionale di compravendite avvenute lo scorso anno segna -14,5%, ed è il più basso tra quelli registrati in tutto il settore non residenziale.

La flessione questa volta riguarda in maniera piuttosto omogenea tutta l’Italia, con tassi compresi tra il -16,7% del Nord Ovest e il -11,3% del Sud.

Su scala regionale l’unica eccezione è costituita dal caso delle Marche, si registra un leggero rialzo (+0,6%). Tutte le altre realtà regionali hanno fatto registrare significative compressioni (dal -6,5% dell’Abruzzo al -23,8% della Basilicata).

In termini assoluti, in Lombardia continua a concentrarsi circa un quinto (20,8%) del totale nazionale delle compravendite, quasi il doppio del Lazio (10,7%), che permane la seconda regione per volumi di scambio.

Industrie e settore produttivo

Il 2020 ha segnato in maniera più netta ed evidente un andamento già in calo per il volume delle compravendite del segmento produttivo: lo scorso anno si è chiuso con un tasso nazionale aggregato al -12,9%.

Tutte le macroaree segnano una flessione abbastanza in linea con il dato nazionale nei territori più dinamici: Nord Ovest, quasi il 40% dell’intero mercato, -13,9%; il Nord Est, quasi il 30% del totale, -12,7%; il Centro10,1%. Sud (-6,5%) e Isole (-33%) presentano tassi più differenziati, ma rappresentano, nella somma, poco più del 15% del totale dei volumi scambiati.

Spostando l’analisi dei dati alla scala regionale, va rilevata la presenza di ben quattro controtendenze: le Marche, in cui si concentra circa il 5% del mercato nazionale, hanno infatti registrato un incremento del 5,6% delle compravendite rispetto al 2019, così come tassi positivi si sono avuti in Umbria (+1,8%), in Calabria (+26,6%) e in Basilicata.

Questo post Uffici, negozi e settore produttivo: sul mercato pesano gli effetti della pandemia é pubblicato da Immobiliare.it.